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Lo scorso 8 febbraio è partita l’Iniziativa Europea dei Cittadini – ICE (European Citizens Initiative – ECI) per chiedere la messa al bando del controverso erbicida. 

Il glifosato è l’erbicida più utilizzato su scala globale. È presente in oltre 750 formulati, tra cui il Roundup®, marchio registrato dalla multinazionale Monsanto, dedicati alle colture intensive, agli orti e al giardinaggio. Nel 2014 la produzione mondiale di glifosato ha superato le 800.000 tonnellate; il trend purtroppo nei prossimi anni è destinato crescere e si stima che entro il 2020 la richiesta possa raggiungere il milione di tonnellate.

Lo sviluppo del mercato è legato al crescente impiego delle colture geneticamente modificate (OGM) resistenti al glifosato. Ad accendere i riflettori sull’erbicida più venduto al mondo è stata la valutazione di cancerogenicità espressa lo scorso anno dalla IARC (International Agency for Research on Cancer), organo dell’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ritenuto la massima autorità in campo oncologico.

Lo scorso 8 febbraio è partita l’Iniziativa Europea dei Cittadini – ICE (European Citizens Initiative – ECI) per chiedere la messa al bando del controverso erbicida. L’iniziativa è sostenuta in Italia dalla Coalizione #StopGlifosato, (www.stopglifosato.it) che raccoglie 45 associazioni, fra cui il WWF Italia, che da più di un anno si stanno impegnando nella difesa della salute e dell’ambiente.

La petizione dei cittadini europei deve raggiungere almeno 1.000.000 di firme in un anno per fermare l'uso del glifosato in tutta Europa, ma la scadenza per il successo politico della campagna deve essere l'estate 2017, affinché l'iter sia completato prima che la Commissione UE si esprima sulla proroga attualmente in vigore per l'uso del glifosato.

I cittadini europei possono firmare l'ICE #StopGlifosato su https://stopglyphosate.org/it/, dove troveranno informazioni e formulari per firmare in tutte le lingue europee.

Un'agricoltura senza veleni è possibile! La campagna #StopGlifosato vuole rendere evidente che le alternative al glifosato esistono: sono le buone pratiche agronomiche, ecologiche e sostenibili anche sul piano economico a partire dai metodi di coltivazione biologici e biodinamici. Pratiche come lo sfalcio e la trinciatura delle erbe non possono essere considerate un ritorno al passato: sono, piuttosto, una delle risposte a una serie di emergenze, come il drastico impoverimento della sostanza organica nel terreno, l’esigenza di limitare l’erosione dei suoli e quella di proteggere la biodiversità e gli habitat naturali.

Oggi la vera innovazione è adottare l’approccio agroecologico, per migliorare la fertilità dei suoli, diversificare le produzioni, aumentare la capacità di sequestro di carbonio, garantire raccolti adeguati e affrontare il controllo dei parassiti e delle erbe seguendo e monitorando le dinamiche naturali.